Amato da una parte di Milano, quella Rossonera. Speaker ufficiale del Milan dal 2002.

 

La redazione de Il Vero Milanista.it ha contattato in esclusiva Germano Lanzoni, speaker ufficiale del Milan.

 

Quando e in che modo ha iniziato questa professione?

“Iniziai con le ‘giovanili’ in una piccola radio, Free Time Studio’s, a Milano. Era la fine degli anni Ottanta, avevo vent’anni. Mi ero appena diplomato alla scuola di Teatro Arsenale di Milano, quando un amico vigile mi concesse un’opportunità nel suo programma. Mi dissi: ‘Beh, se ce la fa un vigile, perché non provarci?’ Qualche anno dopo fui selezionato da Radio Deejay per seguire gli eventi in esterna. Questo incarico durò per tre anni, ma stavo sempre in ‘panchina’ non vedendo mai il ‘campo’, ovvero la messa in onda. Così attratto dalle ‘voci di mercato’ passai alla squadra romana di Rds (Radio Dimensione Suono). Da lì tutto cambiò, e anch’io ebbi la fortuna di mettermi in luce, in onda con Andrea Pellizzari. Nel 2000 Rds divenne la radio ufficiale del Milan, io ero lo speaker degli eventi: iniziai a condurre tornei dalla formula ’3 vs 3′ fuori dallo stadio, con finali proprio sul campo di San Siro. Fu lì che la passione, l’appartenenza e logicamente la fortuna si incontrarono sotto un’unica stella rossonera. Due anni di gavetta negli eventi e poi la promozione sul campo. Era l’anno 2002, l’anno della mia prima formazione”.

L’annuncio che in questi anni l’ha emozionata di più?

“Sono molti, difficile stilare una classifica. Ogni volta leggere la formazione mi regala un brivido. Sicuramente la prima volta che dissi ‘Benvenuti nella casa del Milan’ ha avuto un sapore speciale, come del resto le partite di Champions League, dove l’atmosfera equivale a una ‘prima’ di teatro. Sicuro che Milan-Manchester United anno 2007 le batte tutte”.

Qual è il suo giocatore preferito e quello che vorrebbe presto annunciare ai tifosi?

“Non mi piace fare nomi, sono molti i giocatori che mi hanno regalato emozioni indossando la nostra maglia. Ho un modello di giocatore in testa, quello che lotta e che conosce la differenza tra il giocare di squadra e l’essere individualisti, quello che sa osare prendendosi tutte le responsabilità del caso. Dopotutto l’errore fa parte del gioco e l’indecisione è un limite umano”.

Se dico Carlo Ancelotti, che cosa le viene in mente?

“Beh Ancelotti vuol dire Champions League! Sopratutto l’ultima, quando intonò il coro ‘Forza Lotta Vincerai…’ in mezzo al campo, dopo la mia introduzione”.

Crede nel nuovo progetto della società?

“Io credo nel Milan, nella nostra storia, ma anche nella ciclicità della vita, dove si alternano momenti di semina e altri di raccolto”.

Lei confermerebbe Massimiliano Allegri?

“Se fossi la società saprei sicuramente cosa fare, non mi farei cogliere di certo impreparato”.

Dalla sua posizione, come vede il pubblico rossonero?

“In alto, e non solo perché stando in mezzo al campo, tutti sono sopra di me, ma perché il nostro posto è sul tetto del Mondo!”

Che cos’è il Milan per lei?

“Ha presente il giorno di Natale passato in famiglia? Al Milan ci sono uomini e donne fantastiche, competenti e passionali, disponibili a dispetto di ogni ruolo. Fare parte di questo mondo e respirare la sua aria da dentro è un continuo regalo per me, da aprire ogni volta che oltrepasso il tornello di San Siro”.